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Il significato del cero pasquale nella liturgia ambrosiana

I RITI LUCERNARI NELLA VEGLIA PASQUALE AMBROSIANA

Insieme al canto del Preconio, l’accensione del cero va a costituire i riti lucernari che danno avvio alla Veglia Pasquale Ambrosiana.

La collocazione dei riti lucernari all’inizio della Veglia Pasquale è attestata fin dal Medioevo.
Ai nostri giorni, l’accensione del cero ha luogo solitamente dopo la benedizione del fuoco nuovo, dal quale si attinge la luce per accendere il cero stesso. Tuttavia, come affermato dalle rubriche del Messale Ambrosiano, sono i riti lucernari a costituire il vero e proprio “solenne inizio della Veglia”.

I riti lucernari della veglia pasquale delle liturgie occidentali sembrano essere stati influenzati dal λυχνικον (che significa “lampada”), il rito che ancora agli inizi del V secolo si svolgeva a Gerusalemme nella basilica del Martyrium e che successivamente fu trasferito all’Anastasis, dove aveva luogo anche il lucernario quotidiano. Il Vescovo dava avvio al rito accendendo una lucerna dalla quale si sarebbe successivamente attinto per accendere le lampade che illuminavano il luogo della celebrazione e, in epoca successiva, i lumi retti dai fedeli.
Accanto alla lucerna, a partire dalla fine del IV secolo, in Occidente comparve l’elemento del cero, che in ambito ambrosiano veniva acceso attingendo alla lucerna una volta che questa era stata introdotta nella chiesa. A seguito dell’affermarsi della consuetudine di benedire il fuoco nuovo prima dei riti lucernari pasquali, il cero continuò ad essere acceso attingendo alla lucerna, che però non era più oggetto di benedizione, venendo essa stessa accesa alla nuova fiamma appena benedetta. Con il passare del tempo, l’elemento della lucerna è scomparso dai riti lucernari pasquali e il cero ha iniziato ad essere acceso attingendo direttamente al fuoco nuovo.

IL SIGNIFICATO DEL CERO

Nel Rito Romano, il cero pasquale è simbolo di Cristo Risorto che con la sua luce mette in fuga le tenebre e illumina tutti coloro che lo accolgono. Nel Rito Ambrosiano, invece, esso racchiude un altro significato, che lo stesso testo del Preconio ci aiuta a comprendere.

Ecco: in questa notte beata la colonna di fuoco risplende e guida i redenti alle acque che danno salvezza. […] Questa notte dobbiamo attendere in veglia che il nostro Salvatore risorga. Teniamo dunque le fiaccole accese come fecero le vergini prudenti; l’indugio potrebbe attardare l’incontro col Signore che viene. Certamente verrà e in un batter di ciglio, come il lampo improvviso che guizza da un estremo all’altro del cielo. Lo svolgersi di questa veglia santa tutto abbraccia il mistero della nostra salvezza; nella rapida corsa di un’unica notte si avverano preannunzi e fatti profetici di vari millenni. Come ai Magi la stella, a noi si fa guida nella notte la grande luce di Cristo risorto, che il sacerdote con apostolica voce oggi a tutti proclama.

Il cero rappresenta quindi la luce che pervade la Chiesa e ne sostiene l’attesa guidandola all’incontro con Cristo Risorto, ma non Cristo stesso.
È simbolo della colonna di fuoco che ha condotto Israele verso la liberazione, della stella che ha indicato il cammino ai Magi, delle lampade con cui le Vergini prudenti vegliano aspettando lo Sposo, proprio come noi siamo chiamati a vegliare nella notte di Pasqua.
“Illuminata” da questo significato del cero, l’intera Veglia Pasquale Ambrosiana può essere più facilmente compresa come un cammino teso verso il proprio culmine, ovvero l’annuncio della Risurrezione “in cui la presenza di Cristo, strappato alla Chiesa nel Venerdì Santo, si fa nuovamente attuale”[1].
Questo ci aiuta anche a comprendere per quale motivo la Milano dei primi secoli non abbia abbracciato la consuetudine, diffusa già allora a Gerusalemme e ancora oggi viva in ambito romano, di attingere al cero per accendere i lumi portati dai fedeli. Questi lumi erano infatti simbolo della presenza di Cristo Risorto e non avrebbero potuto trovare adeguata collocazione nella simbologia dei riti lucernari Ambrosiani.
Si potrebbe obiettare che l’abitudine di accendere dei lumini o delle candele portate dai fedeli al cero pasquale è oggi diffusa in molte delle nostre parrocchie ambrosiane. Questo è vero, ma dobbiamo ricordare che tale rito costituisce sempre una “premessa all’annuncio della Risurrezione”, come un’ulteriore possibilità, offerta alla comunità ecclesiale, di vegliare con le lampade accese in attesa dello Sposo che viene.


[1] M. Navoni, a cura di, Dizionario di Liturgia Ambrosiana, NED, Milano, 1996, p. 520.

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