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Il tempo si è compiuto

Carissimi giovani,

abbiamo iniziato a riflettere sul valore del tempo nel mese di aprile durante la prima violenta fase della pandemia … ci ritroviamo ora al termine di questo anno nel quale abbiamo sperimentato fatica, dolore, sgomento, a volte ribellione, e ancora dobbiamo avere mille precauzioni, ancora i contagi ci separano, limitano le nostre attività, il nostro desiderio di stare insieme.

Quanto ancora durerà tutto questo? Cosa avverrà? Come vivremo?

Di fronte a questi interrogativi sperimentiamo tutta la nostra fragilità, cadono le nostre presunte sicurezze, comprendiamo di non essere giganti, onnipotenti, onniscienti … recuperiamo pian piano l’umiltà del nostro essere creature, sentiamo il bisogno di sollevare lo sguardo, di guardare in alto uscendo da noi stessi  per riaffidarci all’amore di Dio, di quel Dio che è entrato nella nostra storia, che è nato povero, mite e umile per farci rinascere in Lui, per portare il tempo alla sua vera pienezza.

Ripensiamo a quanto scrive san Paolo ai Galati: ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da una donna … (Gal 4, 4): l’eternità irrompe nelle pieghe del tempo e impregna di sé le sue maglie.

La grazia è stata manifestata, Dio si è rivelato come amore. Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio (1 Gv 4, 16). Non rimane indifferente alla tragedia umana, ma si è fatto coinvolgere sino all’estremo, si è svuotato di se stesso e si è piegato verso di noi facendosi uomo per puro amore, per salvarci ha abbracciato la nostra debolezza. Mentre si fa con noi, ci fa con Lui, ci fa figli di Dio come Lui.

Allora il Natale che tra poco celebreremo è il tempo della nostra rinascita: possiamo aprirci alla speranza. Allora anche in questo Natale può esserci la gioia: una gioia profonda, che abita il cuore, una gioia che nasce dalla fede,
che dice la nostra rinascita nel Signore.

Allora non ci sembreranno “stonate” queste parole di Leone Magno, ma anzi ci incoraggeranno a continuare con fiducia donando a chi vive nella notte della desolazione la lampada della speranza.

Con Cristo, nella sua natività, noi siamo stati generati … Non c’è posto per la tristezza quando avviene il natale della vita … esultiamo nella gioia dello Spirito: è sorta la luce di una redenzione nuova, di un’antica e lunga attesa di un gaudio senza fine. Ritorna a noi, come ogni anno, il sacramento della salvezza promesso fin dal principio, ora ormai compiuto e destinato a durare in eterno (Sermoni I e II).

Alla luce della stella di Betlemme viviamo dunque questo tempo, certi di poter contemplare un’altra luce: la luce della croce gloriosa di Cristo nel cielo, perché la croce che Gesù ha portato per amore per noi non è la fine oscura del tempo, ma l’eterna luce che illumina e compie ogni giorno introducendoci già ora e per sempre nella comunione con il Dio incarnato, con il Dio fatto nostro fratello che ci vuole suoi fratelli.

È quanto ci dice una bella orazione che recitiamo cinque volte in Avvento, la domenica, dopo l’antifona “ad crucem” che canta l’attesa del Salvatore:

Signore Gesù, che alla fine della storia
hai stabilito il giudizio dei popoli,
concedi ai discepoli
di attendere con amore la tua venuta,
e, dopo una vita consacrata alla verità,
di contemplare senza angoscia e con cuore gioioso
l’apparizione del tuo segno in cielo.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Il tempo si è compiuto, ma proprio per questo non è chiuso su se stesso, ma aperto in Dio. Dio è entrato nel tempo per chiamarci per nome, per attirarci a sé nella pienezza del tempo e della Vita che è il suo amore. È tempo dunque di rinascita. È tempo di “vocazione”. Sì, perché ora possiamo chiederci, nella gratitudine, a cosa siamo chiamati, come corrispondere a tanto amore.

È il cammino affascinante, è il desiderio profondo del cuore che nessuna pandemia potrà cancellare!

Vi auguriamo buon Natale con le parole dell’Arcivescovo:

Il tempo si è compiuto,
forse era il giorno ottavo:
il compimento dell’essere figli d’uomo
è l’essere figli di Dio.
Era Natale quel giorno.

Per ora rimaniamo “virtualmente” vicini, ma sempre viva è la speranza di poterci presto rivedere quassù.

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