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Sant’Ambrogio padre e maestro

Sant’Ambrogio consegna una catena alla beata Caterina,
olio su tela, secc. XVII-XVII
 

SANT’AMBROGIO
MAESTRO DELLA NOSTRA VITA CRISTIANA

Il riferimento a sant’Ambrogio è un punto fondamentale della nostra spiritualità. Caterina ebbe una grande devozione per sant’Ambrogio, che sentì lungo la sua esperienza come Padre, anzitutto per sé e poi anche per le sue sorelle. In lui anche noi oggi riconosciamo un maestro per la nostra vita cristiana. Dai suoi scritti sulla verginità, da tutta la sua opera e dalla sua stessa esistenza, scaturiscono per noi indicazioni e valori che, validi ai suoi tempi come anche oggi, possono formare e caratterizzare la vita.

Le fonti attualmente reperibili documentano per la prima volta al 922 la presenza di una basilica intitolata a Santa Maria, Madre di Dio, meta già da allora di numerosi pellegrinaggi.

Sant’Ambrogio, part. da polittico di Girolamo Bissoni,
olio su tavola, 1540.

L’uomo e la misericordia di Dio:
«felix ruina»

Si tratta, per esempio, della concezione dell’uomo, creatura fragile e segnata dal peccato, ma redenta; e della misericordia di Dio, che sa far servire al bene anche il male: è di sant’Ambrogio l’espressione «felix ruina», in cui persino il peccato è detto «felice», perché ci ha procurato l’azione di salvezza di Dio, la sua attenzione e redenzione. L’uomo è per sant’Ambrogio quella creatura in cui Dio ha trovato riposo. C’è insomma al fondo una visione oggettiva della realtà, in cui domina un sano ottimismo generato da una fede forte e sicura.

L’equilibrio

Oppure può trattarsi di una saggezza e di un equilibrio che evita sempre posizioni unilaterali, permettendo di non vivere in tensioni logoranti e infeconde. Ambrogio diceva alla sorella Marcellina che eccedeva nelle veglie e nei digiuni: «Ciò che vuoi fare a lungo, ogni tanto non farlo», invitando a non esagerare mai in nulla e a nutrire la propria vita cristiana di tante ricchezze diverse.

Vivere l’unità del tutto

Chiave di volta lapidea con l’effigie di sant’Ambrogio, sec. XV.

Per noi questo vuol dire, per esempio, saper vivere insieme contemplazione e azione, vita eremitica e comunitaria, preghiera personale e corale, ecc. Aspetti apparentemente contrastanti si riuniscono in una sintesi armoniosa, in cui la persona trova in giusta misura tutti gli elementi di cui ha bisogno la sua crescita umana e religiosa. Bisogna insomma saper collocare ogni cosa nel tutto, vivendo nell’unità: il monaco vive nell’unità, riconosce di vivere un cammino verso l’unità di tutto, si sente dentro il comporsi dell’unità universale, perché è dentro l’azione dello Spirito Santo. E il monaco, ma bisognerebbe dire il cristiano, fa unità di tutto quello che vive, perché ogni cosa riconduce al significato ultimo, che è Gesù Cristo, in cui tutto ha consistenza. Qui è la vera pace, che non è assenza di vita, ma pienezza di vita. Ambrogio insegna a rifuggire ogni eccesso anche nel bene, quando ad esempio non tiene conto dell’insieme, quando è contro il buon senso, quando è contro la prudenza. Così egli stesso aveva sì rinunciato a tutte le sue proprietà in favore della Chiesa, ma prudentemente non aveva privato del sostentamento necessario la sorella, lasciando a lei l’usufrutto.

La «sobria ebbrezza dello spirito»

Il valore dominante, che in un certo senso riassume in sé e spiega l’intera spiritualità di Ambrogio, è la «sobria ebbrezza dello spirito», in cui egli vede l’atteggiamento fondamentale e generale dell’uomo che riposa in Dio.
È «ebbrezza», ma è «sobria», è posata, non è esuberanza, facile entusiasmo; infonde gioia ma non porta confusione. Si può dire che è lo stato normale in cui vive perennemente colui che ha le sue radici nella fede: la «sobria ebbrezza» nasce in noi dai sacramenti, soprattutto dall’Eucarestia e dall’incontro con la Parola di Dio. Così «sobria ebbrezza» non è il sentimento di un momento particolare, ma una dimensione, uno spirito, nel quale vivere ogni cosa. È una sempre rinnovata comunione con Cristo, che nasce e cresce in una oggettiva partecipazione ai suoi misteri. Il cuore della nostra contemplazione e della nostra preghiera è nella vita sacramentale, nella liturgia e nella meditazione della Scrittura, perché qui ci viene donato lo stesso Cristo, il Verbo di Dio e ci viene data la vera conoscenza di lui.

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