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Sguardi sotto la Croce

Né a Sicar né a Gerusalemme … né a Sicar né a Gerusalemme ripeteva sommessamente la donna guardando quell’atroce spettacolo. Lo aveva seguito passo dopo passo ed ora i suoi piedi non la avrebbero guidata più altrove, si erano fermati per sempre, inchiodati ad una infame croce. Non doveva essere lì, eppure lì Lui aveva dato tutto, sì, era stato Lui, Lui aveva voluto così, avrebbe potuto evitarlo e invece sull’altare più infame si era offerto … a chi poi? Per chi? Lei lo aveva seguito dalla Samaria dove aveva lasciato la sua brocca al pozzo. Fin lì un’altra fonte la aveva dissetata, ma ora l’arsura sembrava mortale … anche Lui aveva ripetuto come a Sicar, ho sete, sì lo aveva detto proprio a lei, ne era certa: l’aveva cercata con lo sguardo tra la folla ancora una volta dopo aver rifiutato l’aceto dai soldati …  forse era morto di sete, ma ora lei non aveva più né la brocca né il pozzo dei padri … già, ma anche allora la sua brocca non aveva attinto nulla per Lui, era rimasta là vuota a ricordare una sete condivisa ed un’attesa colmata. Né a Sicar né a Gerusalemme aveva dissetato quell’uomo, ci sarebbe stato forse un altrove? Altrove quell’uomo avrebbe ricevuto da lei il conforto desiderato? E si accorse che forse proprio questa era la sete che la portava ogni giorno a mezzogiorno al pozzo: il desiderio di essere cercata, conosciuta e riconosciuta … che qualcuno la attendesse perché il suo affetto alleviasse la sete. Strana cosa che un assetato disseti un altro assetato … eppure così era già successo a quel pozzo e quel grido dalla croce, e quello sguardo sembrava dirle che ancora sarebbe stato … quell’uomo ora attendeva inerte il suo conforto, la sua sete.

Borbottava anche lui, anche lui perplesso … sì, perplesso, ma esultante era lucifero: infine lo aveva ascoltato. Non si era buttato giù dal pinnacolo del tempio, si era lasciato condannare a morte dagli uomini. Geniale: non contro le leggi della natura, ma contro le leggi degli uomini avrebbe trionfato … eppure l’aiuto non gli era venuto, nessun angelo aveva impedito che precipitasse nella morte. Ed ora lui, Satana, si preparava ad accoglierlo nel regno dei morti, là dove era precipitato per il suo orgoglio, là dove si nega Dio, nell’impero delle tenebre dove ogni luce è morta … e morrà …

Questo era il luogo che vidi da lontano quando Dio mi domandò di sacrificare Isacco. Da lontano lo vidi, il centro del mondo, il culmine del tempo, vidi il luogo, perché vi vidi Dio e qui salii con Isacco per anticiparne la venuta con la mia fede tremante cui era stata rivelata la croce di Dio. E luogo, e croce e Dio sono la stessa cosa, anzi Luogo è ormai nome di Dio perché nessuno si senta escluso dal camminare con Lui, dall’appoggiarsi a Lui. Ma se Luogo è altro nome di Dio, dove ci condurrà Dio attraverso questa croce? Ci sarà ancora luogo?

Gli sembrava che tutto tornasse nero e buio ora che sulla croce moriva la sua Luce. Dopo essere stato guarito non lo vide subito … come gli era mancato quel volto ancora sconosciuto! Ma ogni cosa parlava di Lui, ogni cosa era nella Sua luce. Ma ora tutto diventava nero, buio. Forse chiuse gli occhi, no, non poteva più vedere … ma forse che tutto il mondo intorno illuminato dalla sua salvezza non parlava di Lui? Non lo diceva vivo? Non poteva vedere il mondo senza credere vivo il Figlio dell’uomo che lo aveva guarito! Ma che desiderio aveva avuto di incontrarlo! Ma come riconoscerlo? E noi come credere in Lui senza averlo visto? Anche quando lo incontrò la prima volta non lo riconobbe neanche dal timbro della voce, lui dotato di un udito così fino … e Lui lo interpellò sulla fede: bisogna forse credere per vedere? Già allora se non si fosse fidato di quel comando non avrebbe recuperato la vista … ma chi sei perché io creda in te? Rivelati ancora perché io creda in te che stai morendo su quella croce e ancora possa vedere il mondo e la vita! Sono io che parlo con te … sentì la voce nel cuore … e lo riconobbe ancora interlocutore delle sue domande, incapace di rispondere alla violenza dell’uomo e al male del mondo, lì morente sulla croce, interlocutore delle mie domande semplicemente con il suo esserci in questo assordante silenzio del dolore che vorrebbe chiuderci tutti nell’inferno della solitudine. Anche in questo inferno di solitudine, dalla croce, Sono io che parlo con te.

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