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Cero Pasquale 2026

«Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te»

(Is 60, 1)

Carissimi amici,

la Pasqua è vicina, lo svolgersi di questa veglia santa / tutto abbraccia il mistero della nostra salvezza; /nella rapida corsa di un’unica notte / si avverano preannunzi e fatti profetici di vari millenni (Preconio Pasquale).

Sentiamo che la nostra vita, la nostra esistenza è dentro a questo grande abbraccio.

Quest’anno ci lasciamo guidare verso il Risorto dalla stella che ha condotto i Magi alla grotta di Betlemme, li ha portati a Gesù, all’incontro con lui, ma soprattutto li ha poi riportati a casa per un’altra strada, evitando l’incontro con Erode.

Come ai Magi la stella, / a noi si fa guida nella notte la grande luce di Cristo risorto (Preconio Pasquale).

Cerchiamo quindi di immedesimarci in questi uomini in ricerca. Il loro modo di essere rappresentati sembra indicare che da qualunque parte tu venga (tre nazionalità diverse) o in qualunque età della vita tu ti trovi (tre età della vita), se sei in ricerca con un desiderio grande nel cuore, una luce ti verrà incontro e ti farà strada nella notte. Com’è bello accorgersi che se la meta è la stessa, allora la provenienza e le età diverse non saranno ostacoli per camminare insieme. Ciascuno, infatti, potrà mettere a disposizione dell’altro i suoi doni e così le differenze si trasformeranno in risorse per arrivare prima alla meta, perché insieme si vede meglio!

Solitamente si usa narrare solo il viaggio di andata e si presta poca attenzione invece al viaggio di ritorno.
Noi oggi invece ci concentreremo su quello che è stato il viaggio di ritorno dei Magi.

Il pensiero ancora tutto preso dalla loro avventura, i Magi riposano – scrive Raymond Oursel – stesi l’uno accanto all’altro, con le tre teste sullo stesso guanciale. Un angelo dal viso efebico mostra, con l’indice alzato, la stella, e con l’altro indice sfiora appena il dito del re mago più vicino che si sveglia e si turba; il suo compagno apre appena un occhio, il terzo, sfinito dalla fatica, dorme profondamente”.

La domanda dell’angelo è semplice. Chiede: “Ora che avete visto il Dio fatto uomo in un bimbo, seguirete nella vostra vita la sua stella?”.

Il viaggio ci ha portato all’incontro con Gesù. La luce che ci ha condotti però non si esaurisce, non si spegne. La stella, se affiniamo lo sguardo, attraverso la nostra quotidianità ci porta verso il Risorto che con la sua Pasqua ha riempito ogni atomo della sua presenza. Il ritorno a casa è dunque un tornare a lui sempre. È però una via molto insidiata. Gli ostacoli del cammino sono i tanti “Erode” che tentano di ingannarci.
Rimaniamo in Lui!

Seguiamo la luce, seguiamo la stella per incontrare il Risorto e se ci saremo persi o addormentati; non temiamo. Quella luce è sempre disponibile per farci ritrovare nel buio delle tenebre e della violenza, sentieri di pace.

Come scrive sant’Ambrogio:Si dèstino, non importa se è tardi, quanti si sono lasciati prendere dal sonno, e anche quanti hanno perduto Cristo. Cristo non si perde al punto ch’Egli non torni più indietro – purché lo si cerchi – ma fa ritorno verso coloro che vegliano e si mostra a coloro che si destano; anzi Egli a tutti è vicino, Lui che è sempre dappertutto, perché riempie ogni cosa”. [1]

Alziamo lo sguardo, guardiamoci dentro: Non siamo soli! Lasciamoci svegliare dai tanti angeli che camminano accanto a noi! Troveremo la forza per affrontare il cammino.

«Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te»

Il cero di quest’anno rappresenta al centro il risveglio dei magi, il disegno è ispirato al famoso capitello scolpito nella pietra da Gislebertus, conservato nella Sala Capitolare della chiesa di Saint-Lazare, posta al centro della storica città di Autun, in Borgogna.

In alto troviamo decorazioni con fiori e api. In fondo invece troviamo un richiamo al battesimo simboleggiato dalla conchiglia. I temi delle decorazioni sono ispirati al Preconio perché in questo testo il cero pasquale trova la sua particolare identità: non è infatti ancora la luce del Risorto, ma fiamma che ci conduce a Lui.
Ed è proprio durante il canto del Preconio che il cero verrà acceso.

[1] Sant’Ambrogio, Esposizione del Vangelo secondo Luca V, 116